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  Tito Oprandi  
 

ricordo di un maestro del folclore Bergamasco

 

La scomparsa di “Tito” ha privato la ciCon i Watussi.jpgttà di Bergamo e le sue vallate di un personaggio che per quarant’anni è stato capace di darle tempi e ritmi. In molti hanno scritto del “Tito”, chi per la sua bravura canora, chi per la sua vivace fisarmonica, altri per aver fatto parte del complesso musicale “Mé lü e Chèl’óter”, chi nel coro “ Voci Brembane” che ha raggiunto ogni posto d’Italia, per non citare gli emigranti bergamaschi, che in ogni nazione d’europa hanno cantato con lui.  Vogliamo però inserirlo in un’ottica più ampia, inserendolo tra i grandi artisti bergamaschi del secolo scorso.

Tito con tutti i limiti del suo carattere burrascoso, è stato un ottimo musicista ed anche autore, un buon cantante di filastrocche, un vero trascinatore, sapeva cogliere le possibilità che si presentavano, e da buon opportunista prenderle con tutte le sue forze. Figlio di Pietro Oprandi, artista che suonava nella banda di San Pellegrino ed anche inventore di uno strumento da lui stesso costruito (una cassa armonica in legno con corde di spago su cui poggiavano dei pezzi di vetro, che toccati in un certo modo emettevano suoni acutissimi. Una sorte di vibrafonista),Tito rimasto orfano a soli 11 anni si avvicina alla musica suonando da autodidatta il sax-tenore, diventando da subito un ottimo interprete.

Entrato nella banda di San Pellegrino, il suo paese nativo, ben presto spinto dal suo genio artistico ne esce entrando a far parte diComplesso 1969.jpg alcune orchestre della zona, incontrando il bravo pianista non vedente Matteo Galizzi con cui collaborò per un lungo periodo.

Partito per il servizio di leva, nell’arma degli alpini, entra da subito nel corpo musicale allietando le serate agli ufficiali. Nel 59 ca. entra nel complesso dei “Watussi” come saxofonista. più tardi forma un quintetto beat di cui fanno parte anche i fratelli Angelo alla batteria e Adriano alla tastiera e/o chitarra. Scioltosi il gruppo, gli balena l’idea di avere un diploma che certifichi per iscritto quanto era già in grado di produrre con lo strumento. Giuseppe Tassis maestro della banda di San Pellegrino gli consiglia di entrare in conservatorio per imparare a suonare il fagotto. Nel giorno dell’esame finale per prendere il diploma accade un fatto sorprendente ma che rispecchia in modo eloquente il carattere impulsivo ed irrefrenabile che accompagnò “sempre” Tito: - il direttore che doveva esaminarlo era in ritardo ed il pianista che doveva accompagnarlo durante la prova era pagato ad ore da lui stesso . Accade l’impensabile. Tito non ne può più ed invitato a pazientare si arrabbia a tal punto che non vuole più il diploma.

Me lu e chel oter.jpg Incredibile…si rivolge al direttore dicendo: - mé sune stéss! ( = Io suono ugualmente). Arrivano i tempi dei Beatles, e con loro quello delle chitarre, le balere secondo Tito non “tirano” più e così prende la fisarmonica strumento imparato da autodidatta, e con un registratore sale per i monti. Val Brembana, Val Seriana e Val Bondione, (era un grande appassionato di montagna) alla ricerca di vecchie canzoni per renderle ballabili. 

Le sue molteplici incisioni musicali hanno creato quello che è indiscutibilmente un supporto fondamentale alla musica popolare bergamasca. Intanto a Zogno comincia a suonare con un certo fisarmonicista Camillo Rota ed il batterista Pierino Carminati.

Una sera durante una vivace discussione sul nome da dare al nuovo trio, Il papà di Camillo che non riusciva a prendere, sonno perché disturbato dalle loro voci, con un’idea geniale dice: Mé Lü e Chèl Oter!  Basta che mi lasciate dormire.

Erano gli anni 1972 e 73. Accade così che per il bravo meccanico “Tito”, perché giusto è ricordare che durante il giorno lavorava alle Terme di San Pellegrino Terme, arrivano tempi duri. Preso dalla musica le notti erano sempre più corte per il riposo e sul posto di lavoro la fatica si faceva sentire. Più tardi Camillo che aveva deciso di continuare solo, verrà sostituito da Vittorio Capelli detto il baffo, il famoso barzellettiere del gruppo e si aggiunge anche Luisella, formando così un quartetto chiamato Mé Lù lé e Chèl’Oter!

Orchestra Luciano Gamba .jpg La sua vena artistica intanto si unisce a quella organizzativa, è così che a Zogno coordina spettacoli folcloristici, a nulla servono i pareri dissuasivi di chi sosteneva le chitarre dei Beatles. Dopo quindici anni per stanchezza di gruppo e rivalità di incisioni dei nastri i tre si sciolgono. “Tito” non si ferma e con l’aiuto di Giuseppe Paris e Enzo Novesi costituisce le “Voci Brembane” di San Pellegrino Terme, un gruppo che con tanto esercizio raggiunge un buon livello canoro. Un carattere impetuoso e grintoso, era capace di trascorrere ore ed ore a registrare in uno stanzino, dimenticandosi di tutto e tutti…famiglia compresa… purtroppo.

Negli ultimi anni della sua vita, rimasto vedovo, il camper diventò la sua casa, e proseguì nelle ricerche e negli studi musicali, in Sicilia, in Sardegna, sempre accompagnato dalla fedele compagna Daniela Festa, poi sposata a Villa di Serio 15 giorni prima di morire il 25 settembre 2000 Ha aspettato la morte con umiltà e semplicità come lo è sempre stato, ci ha lasciato per ultimo delle belle poesie, che parlano degli ultimi mesi della sua vita. Dopo la morte il nipote Michelangelo Oprandi le ha messe in musica, e registrate su un CD dalla voce di Luciano Ravasio

Lo ricorderemo per la sua forte personalità, per la sua capacità di leggere i tempi e cambiare, per essere stato il menestrello del folclore bergamasco (inteso come colui che canta accompagnandosi con la fisarmonica) ma anche per essere stato Jazzista facendo innamorare chi lo ascoltava suonare. Un artista che spero rimanga alla storia nella sua completezza e totalità.

 

 

Adriano Oprandi

 
     
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