Accadde il...
9 aprile 1914: la caduta del "Città di Milano"

FolkNewsAPRILE2022

di Daniele Fumagalli

Aprile 1914, Brianza nord-occidentale. E, più precisamente, il territorio di Cantù.
La città, allora, era molto diversa da quella di oggi: ora, un medio conglomerato urbano ha reso poco distinguibili le varie frazioni, e le vecchie cascine sono state circondate dai condomini. A quel tempo invece la città contava meno della metà degli abitanti attuali, divisi fra quelli entro le mura medievali e quelli nelle varie cascine e frazioni sparse all’interno del territorio comunale.

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A quell’epoca si era reduci da trent’anni di crisi agricola: erano i germi della globalizzazione. L'agricoltura briantea non reggeva il confronto con la produzione agricola asiatica ed americana. Però prima dell'Unità d'Italia l'amministrazione austriaca del Lombardo-Veneto aveva incrementato il sistema viario, favorendo il commercio della nascente industria artigiana. Di conseguenza, nel canturino ed altrove, erano andati ribaltandosi i rapporti esistenti fra gli addetti al settore agricolo e quelli impiegati nell'industria. I contadini e i braccianti si cercavano lavoro negli opifici cittadini, e nelle botteghe de legnamé. E per combattere l'usura fra i miseri nasceva il credito cooperativo, di cui la BCC è un esempio ancor oggi. Tuttavia, nei campi, sopravviveva qualche coltivazione: quella di gelso, dato che l’industria serica aveva ancora la sua importanza, e quelle delle patate.

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Qualche paisan, nel grande prato antistante la Cascina Novello, stava coltivando le sue patate quando, nel cielo primaverile, comparve uno spettacolo terrorizzante e sublime nel contempo: un grande dirigibile planava, in caduta rovinosa, verso il campo. Ma che ci faceva un dirigibile nei cieli di Brianza?

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Il dirigibile "Città di Milano"

L'Italia, reduce dall'impresa di Libia (all'epoca conclusa solo formalmente), voleva dimostrare di essere all'altezza, anche tecnologica, delle altre potenze europee: di non essere, insomma, né un paese povero né un povero paese. Dunque, investì molto sull'innovazione tecnologica. L'ingegner Forlanini costruì il primo modello di dirigibile, il Leonardo da Vinci, nel 1911. Riuscendo nell'impresa di costruire la prima aeronave, Forlanini si impegnò nella costruzione di un progetto più ambizioso: il nuovo dirigibile, bimotore, era quasi 4 volte più grande del suo predecessore. Questa volta l'inventore milanese poté contare su cospicui finanziamenti, che provenivano da una sottoscrizione popolare, dal Comune di Milano, dalla Cassa di risparmio di Milano e dall'esercito.
Il primo volo aveva avuto luogo il 17 agosto 1913 nel cielo sopra Milano. Il 23 agosto venne ufficialmente consegnato al Regio Esercito. Il 21 dicembre ebbe luogo il volo forse più significativo. Destinazione era il campo di San Siro, dove il dirigibile fu benedetto dalle autorità ecclesiali.

Il Città di Milano il 9 aprile 1914, si levò in volo da Baggio diretto verso la Brianza. A bordo c'erano otto membri dell'equipaggio e quattro donne. Il perché a bordo di queste misteriose figure appartenenti alla alta borghesia milanese rimane, tutt’oggi, un mistero: raccontato recentemente, in dialetto, dal poeta dialettale Alberto Savioni:
 

Pararìa che sül "DIRIGÌBIL CITÀ DE MILÀN" partì dal'areupòrt de Bagg

gh'era mìnga sü dumà i vott del'equipàgg...

Ul Magiùr Cèser Del Fàbro pilòta del aerumòbil la de véss stà un puu un "Balusétt"

parché cun Capitàn, Tenènt, e Muturìsti, l'ha cargà sü anca quàter dunétt...

 

Tornando alla nostra storia: improvvise difficoltà dovute a una perdita di idrogeno costrinsero gli ufficiali alla guida ad atterrare in un campo accanto alla Cascina Novello. Erano le 10.30 e il peggio sembrava scongiurato, ma, in realtà, doveva ancora venire.
Gli uomini dell'equipaggio, aiutati dai contadini, cominciarono ad ancorare la "navicella" legandola alle piante di gelso. Un paio d'ore dopo l'atterraggio di fortuna, mentre si trovava già sul posto un centinaio tra soldati, carabinieri e vigili del fuoco, avvenne l'irreparabile.

Ecco cosa scrisse in proposito il quotidiano L'Ordine:
“All'improvviso, vicino al dirigibile balenò una fiammata verdognola: seguì prima una detonazione non molto forte, poi altre due formidabili, infine una grande fiammata, violenta, avvolse tutto il dirigibile e si dissolse in alto in una densa nube di fumo nero e giallo. La folla in preda al più pazzo terrore, urlando come indemoniata, si diè a fuggire da tutte le parti inseguita da lingue di fuoco. Uomini, donne, bambini attaccati dal fuoco cadevano contorcendosi tra gli spasimi strappandosi le vesti di dosso, calpestandosi gli uni agli altri, calpestati questi a loro volta da altri fuggenti che sopravvenivano”.

 

Vi furono molti ustionati, c'è chi dice oltre duecento, alcuni in modo grave. Di certo vi fu una vittima: il falegname canturino Angelo Innocente Marelli, a capo dei pompieri, allora volontari, che tre giorni più tardi morì.

La gente dell'epoca vide qualcosa di inimmaginabile. Occorre pensare che il dirigibile era alto più della stessa cascina. Il grande stupore era certamente comprensibile. Si trattava di un evento unico. Molte persone non avevano mai visto niente di simile, forse nemmeno sui libri, e c'è da chiedersi se sapessero bene di cosa si trattasse. Alla Cascina Novello, non esisteva nemmeno l'energia elettrica. Arrivò nel primo anniversario di quel tragico incidente, quando fu scoperta la lapide che ancora oggi ricorda l'evento.
Era l'Aprile del 1915. E molte persone del popolo, fra cui molti canturini avrebbero presto avuto un radicale contatto con la tecnologia: e nel modo più traumatico possibile. Il mese successivo, l'Italia entrava in guerra.

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Di recente, l’episodio è stato oggetto di attenzione di Associazione Culturale Charturium, che in seguito ad una ricerca storica ne ha fatto uno spettacolo teatrale.
Ringraziamo l’associazione per averci fornito il materiale fotografico.