CIAO BEPPE, CI MANCHERAI

Marco Secomandi ricorda "Beppotto" Macconi, storico componente dell'Orobico

FolkNewsDICEMBRE20

di Marco Secomandi

Ciao Beppe, ci mancherai 
L’Orobico di Bergamo piange un suo caro “amico”: Pier Giusepp Macconi meglio conosciuto come “Beppotto”, nomignolo affibbiatogli sia per la presenza di omonimi che per la sua prestanza fisica. Fisarmonicista storico, insieme alla moglie Graziella, ha contribuito a portare le musiche e le danze dell’Orobico in tutto il mondo. Negli ultimi anni, a causa di problemi fisici, aveva abbandonato il ruolo di musicista per sposare quello di instancabile accompagnatore e di assistente burocratico. Ruolo che nessuno vuole mai fare.
Vorrei però raccontarvi il Beppotto che ho conosciuto io, si perché, come di solito si dice, l’ho visto nascere e crescere nell’ambito del folklore. Forse sarebbe meglio dire il contrario perché quando è nato il gruppo Orobico e lui già suonava io ero ancora nella pancia di mia mamma Ottavia. Quando sono nato ero un po’ il figlio (o meglio il nipote) di tutti perché, con i genitori impegnati a far crescere l’Orobico, ero sempre in mezzo ai piedi sia alle prove che negli spettacoli e ognuno di loro mi faceva giocare come uno zio fa con i nipotini. Beppe per me era come uno zio, una persona con cui era piacevole parlare. Per lui tutti gli argomenti erano motivo di chiacchierate, dal calcio al gruppo Orobico, passione che ha condiviso con i miei genitori per 50 anni e al quale dedicava tanto tempo, sempre alla ricerca di novità da suggerire. Tutta questa passione per il Gruppo lo portava a essere critico ed esigente, come lo era mio padre Aldo Secomandi, tanto da divenire a volte “pesante e fastidioso”, ma in fondo guardandolo in viso capivi il suo intento e ti facevi una risata. Poi con il rapporto affettivo che c’era tra noi mi potevo permettere di fargli osservazioni ricevendo in cambio una pacca sulla spalla e un complimento da parte sua.
La sua passione per il calcio l’ha portato a fare anche il dirigente sportivo; ricordo che quando avevo 8 o 9 anni si era messo ad insegnarmi come scartare l’avversario e mi diceva che sarei diventato bravo e io, naturalmente, lo vedevo come un maestro. Probabilmente per lui ero il figlio maschio che fino a quel momento non aveva ancora avuto; poi con la nascita di Pietro il suo sogno si è avverato.
Con me è sempre stato molto trasparente nelle critiche e nei consigli spronandomi a essere un buon sostituto di mio padre quando sarebbe venuto il giorno del passaggio di consegne. Talvolta mi prendeva da parte per dirmi i suoi pensieri ma io, con il mio orgoglio, rispondevo che tutto era sotto controllo prendendo però spunto per sistemare le cose.
Da quando ho preso il posto di mio papà, come presidente dell’Orobico, è sempre stato un bravo consigliere e motivatore, sempre pronto a farmi i complimenti per decisioni o atteggiamenti che lui giudicava simili a quelli di mio padre.
Ora quella sedia nella nostra sala prove rimarrà vuota ma di sicuro il mio sguardo continuerà a ricercare le sue buffe espressioni che si alternano tra un cruciverba e una sgridata alla moglie o al figlio.
Caro Beppe avrei voluto salutarti come si saluta un amico, anzi uno zio, ma questa tragedia mondiale che ti ha portato via non me l’ha permesso, però voglio immaginarti seduto a fianco di mio padre che continuate a darmi consigli, e magari anche una pacca sulla spalla. 
Ci mancherai.

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