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LA SARTIGLIA DEI TENCITT

EMOZIONI E MAGIE A ORISTANO

FolkNewsGIUGNO18

di Fabrizio Nicola

I Tencitt, di Cunardo, nel mese di febbraio hanno potuto realizzare lo scambio culturale organizzato con il Gruppo Is Curulleris de Su Brugu, di Oristano. Il gruppo sardo, che aveva partecipato al festival internazionale del folklore di Cunardo nel luglio dello scorso anno, ha voluto perfezionare lo scambio, offrendoci la possibilità di essere ospitati durante la loro manifestazione del periodo di carnevale. Ci siamo ritrovati a vivere esperienze indimenticabili che riteniamo vale la pena di far conoscere, e nel contempo con queste righe anche porgere loro sinceri ringraziamenti.

Occorre ricordare in primis che l’ospitalità è stata magnifica, degna di un Popolo, indomabile, tenace e fiero, capace di dare un’amicizia vera e tutto il loro cuore, in modo incondizionato, assistendoci in tutto e senza mai lasciarci soli durante la partecipazione alla manifestazione del loro carnevale.

La “Sartiglia”, così si chiama la manifestazione, nel 2018 è giunta alla 553esima edizione, e questo basterebbe da solo per dimostrare l’attaccamento delle persone del luogo alla manifestazione ed a questa tradizione popolare. Siamo stati coinvolti, ed abbiamo potuto partecipare, quasi da “protagonisti”, a vivere una manifestazione forse unica al mondo, capace di trasmettere sensazioni incredibili.

Sono tre giornate distinte, ma uguali nel loro svolgimento, dalla domenica al martedì. I momenti salienti, che scandiscono le tre giornate, sono appunto ripetuti e immutati nel tempo, sia per gli adulti nelle giornate di domenica e martedì, che per i ragazzi il lunedì, che culminano con la corsa alla stella, corsa di singoli cavalieri, che uno dopo l’altro si cimentano a cercare di prendere una stella con la spada o lancia, in una strada del centro di Oristano, ricoperta completamente da uno spesso strato di sabbia.

Sono tanti i “gesti rituali” e momenti importanti che abbiamo potuto condividere, il ricevimento presso il Municipio, la festa preliminare di buon auspicio in una delle innumerevoli scuderie, la vestizione del cavaliere designato quale capocorsa, la sfilata preliminare alla corsa, la corsa dei cavalieri, e la “benedizione” finale. Nella giornata di domenica ci è stata concessa la possibilità di partecipare attivamente, ed abbiamo avuto il piacere e l’onore di sfilare, per tutta la durata del corteo, in due ali infinite di folla, avendo la manifestazione la partecipazione di decine migliaia di persone come pubblico.

In particolare, poi, il lunedì, per la giornata dedicata ai ragazzi, siamo stati partecipi in due momenti particolari che da sempre vengono riproposti. Nella tarda mattina, un giovane ragazzo, designato ad essere il capocorsa, è stato vestito, con un rituale molto particolare. Due ragazze pressoché sue coetanee (massaieddas), lo hanno ricevuto su un palco, in una piazza del centro, e con tutta la cornice di pubblico, hanno completato la vestizione con dovizia e precisione, addobbandolo come la tradizione prevede, e trasformandolo in un “semidio” mascherato, che non può più appoggiare i piedi per terra, fino a fine della manifestazione, in quanto non più uomo, ma “su componidori”, appunto il capocorsa, visto che saranno decine di cavalieri a cimentarsi con lui nella corsa alla stella.

È stato emozionante poter assistere alla vestizione, dove appunto due giovani ragazze, che inspiegabilmente, senza avere alcuna preparazione specifica, senza esitazione, quasi con un istinto innato, cuciono letteralmente sul ragazzo designato indumenti e addobbi, come il velo e la maschera che nasconderanno poi agli occhi della gente, le effettive sembianze del giovane. Montando a cavallo, “su componidori”, nella sua maestosità, sa che le aspettative verso di lui sono grandi e farà di tutto per non deludere il pubblico.

Un saluto preliminare al pubblico, l’incrocio delle spade sotto la stella, con il suo secondo, detto appunto “su secundu”, e poi al via sfidando la sorte. Una corsa al galoppo, su un cavallino che spesso ha un carattere forte e irrequieto, per cercare di mirare a una stella con un foro al centro, posta al centro della strada e sospesa sul percorso, da infilare con la spada. Dopo che tutti i partecipanti, anch’essi mascherati e che sono stati dotati di spada, si sono cimentati alla corsa alla stessa, “su componidori” ci riprova con una lancia di legno detta “su stoccu”.

Nella giornata in cui siamo stato presenti, le due corse di “su componidori” si sono svolte con successo, centrando in entrambe le discese, la presa della stella, sia con la spada che con la lancia, fra un delirio di pubblico. A conclusione della giornata, come tradizione vuole, “su componidori” compie un ultimo simbolico gesto, disteso all’ indietro, sul cavallo lanciato al galoppo, passa un’altra volta sul percorso, benedicendo la folla dei presenti con un fusto di legno sul quale sono stati posti mazzetti di violette.

Tutto quanto da noi vissuto, emozioni, “sacralità” di atti, momenti e gesti immutabili nel tempo, ci ha fatto essere protagonisti di una esperienza davvero unica ed incredibile, e che ha lasciato tutti noi partecipanti a bocca aperta e con ricordi indimenticabili, una esperienza da vedere almeno una volta con i propri occhi. Vogliamo però soprattutto sottolineare il grande affiatamento che si è creato con questo magnifico gruppo sardo, al quale intendiamo esprimere tutta la nostra più sincera amicizia e gratitudine, con la certezza che daremo seguito ad altri incontri. In conclusione, ci piace pensare che anche questa è la magia del folklore, che sa creare rapporti umani straordinari e permanenti.