UNA STORIA un pochino STRAMBA

FolkNewsAPRILE2022

di Otello Castiglioni 

Ognuno di noi ha avuto qualche sogno nel cassetto: Etoile della Scala, scrittore, calciatore, giornalista, vagabondo delle stelle, oppure rock star erano sicuramente i più comuni. Nelle mie fantasie ne esisteva però uno che sembrava irrealizzabile: divenire Direttore di Museo. Non ci crederete ma per una volta lo fui. Ve lo racconto in: “UNA STORIA un pochino STRAMBA.”

 

“Ma proprio a me doveva capitare un navigatore impazzito che invece di mandarmi ad Agnadello mi ha spedito a Verdello.!!!
E mo’ che faccio? Però però! Là in fondo vicino a quel gruppo di calessi, erpici, aratri c’è un gruppo di donne che sta salutando un’ambulanza. Proverò a chiedere a loro.”
 
“Buongiorno! Sono molto in ritardo per un casting. Mi potete …..”
Le donne si guardano tra di loro … Guardano me… Si riguardano. Una mi chiede “Ha detto casting. Lei è attore?” 
“Non proprio! Direi piuttosto una comparsa, un figurante specializzato.”
“E’ comunque perfetto per noi. Parcheggi e venga con me”.


Sono troppo incuriosito per non eseguire l’ordine. Mi addentro in un grande capannone per ritrovarmi in quel mondo antico che Ermanno Olmi aveva magistralmente rappresentato nell’Albero degli Zoccoli: rivedo gli stessi interni domestici, gli abiti, i macchinari agricoli di coloro che abitavano nei cascinali ai tempi di Carlo Codega.

“Il nostro direttore ha avuto un attacco di cistifellea. Proprio oggi che dobbiamo presentare la memoria difensiva all’inviata del Ministero. In gioco c’è il futuro del Museo. Noi rischiamo di chiudere! Perciò studi questo canovaccio!  Vada in giro e ci aggiunga le sue emozioni! Le racconti quando sarà il suo momento e poi lasci parlare la signora Giusy. Oggi è assunto come direttore supplente con un giorno di prova.  Lo stipendio sarà di cento euro netti.”

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L’idea mi stuzzica; la paga è buona; accetto. Mi danno una giacca e una cravatta regimental. Me ne vado a zonzo. Che dovizia di belle cose!  Attrezzi per la vinificazione! Strumenti del casaro! Una collezione di rasoi da barbiere.  Una macchina da scrivere Olivetti Lettera 32 ancora funzionante!  Giocattoli di carta fatti con le scatole dei formaggini Tigre!! 

E…..… In quel mentre sopraggiunge trafelata la Franca “Tutte in postazione. Sta arrivando la nemica".
Io mi immaginavo chissà quale virago Invece è una donnina piccola piccola avvolta da una nube di fumo; insomma una ciminiera vagante. Fa il suo ingresso citando un sonetto di Rainer Maria Rilke ”Anticipa ogni addio, come se fosse alle tue spalle, simile a questo inverno che ora ormai finisce...”.

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Ci saluta molto cordialmente “Buongiorno mi chiamo Eles Pallavicini Grossi Nannini e sono qui per ascoltarvi”.
“Buongiorno! Benvenuta Signora Eles. Oggi Lei, non solo è entrata in un museo, ma addirittura vivrà un sogno.
Glielo illustrerò meglio attingendo direttamente dalla nostra pagina internet. Negli anni ottanta del secolo scorso Andrea Baraldini, un agricoltore di origini mantovane, trasferitosi da giovane nella provincia di Bergamo, iniziò a raccogliere oggetti e attrezzi appartenuti al mondo contadino che testimoniavano un modo di lavorare e di vivere ormai al tramonto. Agli iniziali strumenti agricoli si aggiunsero arredi domestici, giocattoli, mobili, attrezzi usati dal falegname, dal cardatore, dal fabbro, dal calzolaio e dal sellaio.
Nell’arco di un ventennio raccolse oltre duemila pezzi; tanti da convincere l’amministrazione ad acquisire una fabbrica dismessa, lungo il viale di ingresso al paese. Opportunamente ristrutturata è oggi la sede del Museo del territorio. E’ un museo etnoantropologico, riconosciuto nel 2007 come Raccolta Museale dalla Regione Lombardia, che conserva testimonianze della civiltà contadina di fine 1800-inizio 1900. Il museo dispone di una superficie coperta di 300 mq e di due aree esterne nelle quali hanno trovato posto i pezzi di grandi dimensioni: La molteplicità dei materiali di epoche diverse consente di documentare anche il divenire storico del territorio, ragione per cui si è provveduto a realizzare una documentazione cartografica (carte, cabrei, catasti) finalizzata alla lettura del paesaggio locale nelle sue trasformazioni successive durante gli ultimi due secoli.  Il museo è in grado di mettere a disposizione di studenti e studiosi, una biblioteca e un’emeroteca, un fondo audiovisivo. un archivio con documenti originali otto e novecenteschi di storia dell’agricoltura, un fondo iconografico, con fotografie che documentano la storia sociale ed economica locale."   
                                                           

 

Detto questo lascio la parola alla signora Giusi, la mia segretaria.                                         
Una splendida fanciulla dal fisico da modella ma dall’inconfondibile accento palermitano introduce il seguito.      

 

“Il signor Direttore le ha relazionato la parte didattica Noi, signora Eles, la porteremo a fare un viaggio nel tempo in quei mondi citati nella scheda. Venga con noi. Ecco le nostre testimoni. Le accompagni e ne condivida le testimonianze.”

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La signora Eles si sofferma ad ascoltare la storia della donna che lavorava le calze, la maestra e la sua bidella che ricordano le centinaia di bambini che hanno seguito sia con la penna e, quando era necessario, anche con la scopa di saggina.
Quattro amiche di Levate ci hanno riproposto una loro domenica pomeriggio a gustar cioccolata e a sgranocchiar biscotti………… e così via in una narrazione che pare non avere mai fine.
La signora dei Beni culturali è sempre più estasiata; continua a macinar appunti.
Finché con un velo di emozione dice: “Adesso vi debbo lasciare. Il Ministero a breve vi darà risposta”. E se ne va.
Anch’io Io ha esaurito il mio compito e me ne vado. Mesi dopo, in un altro casting, ricevo un messaggio:
“La S.V.  è invitata al Convegno/laboratorio “Un, due, tre, stella. Giochi e giocattoli nella cascina lombarda” Relatore la Compagnia del Re Gnocco. Firmato D.ssa Eles Pallavicini Grossi Nannini, neo direttrice del Museo Etnografico Verdellese.”

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P.S. O miei lettori...
Immagino che abbiate ben compreso che questa è una favola... e come in tutte le favole esiste un lieto fine che suona così.                                                  
La storia che Vi ho narrato in realtà è molto vera. Il museo esiste ed è pronto a mostrarvi i suoi tesori del mondo contadino. Nella piece scenica “PEZZI da MUSEO” (prodotta dal laboratorio MA LE Donne coordinato dalla Residenza Teatrale QUI e ORA) io fui effettivamente il direttore del Museo del Territorio.
a signora Eles esiste realmente. È proprio piccolina piccolina perennemente in una nuvola di fumo. Ovviamente ha un cognome diverso.
Le citate Grossi, Nannini e Pallavicini furono mie professoresse all’.I.T.C. Gino Zappa che, pur apprezzando il mio humour, puntualmente mi rimandavano agli esami di riparazione di settembre. A loro un nostalgico ricordo e un doveroso tributo.

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VISITATE IL MUSEO DEL TERRITORIO!

Via XI Febbraio, 24049 Verdello BG 
www.comune.verdello.bg.it

Aperture:
martedì-giovedì 8.30-11.30
sabato 9.30-11.30 / 14.30-17.00.