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23 GIUGNO 2017

BERGAMO RICORDA ALDO SECOMANDI

Venerdì 23 giugno. Sera. Una bella sera estiva, forse un po’ troppo calda che invita ad uscire di casa. Ma dove andiamo? A Boccaleone, naturalmente. Va in scena il folklore. Quello autentico. Quello con la F maiuscola.

L’occasione la danno le festività per i santi patroni, Pietro e Paolo. Il piazzale dell’oratorio è gremito, infatti. Ovvio. Quando si parla di folklore, di tradizioni, di radici, chi resiste? Che meraviglioso strumento di aggregazione è la cultura popolare! Appartiene a tutti. È nel sangue, nel DNA. Al di là di ogni preparazione scolastica, di ogni titolo di studio. Se poi aggiungiamo che siamo qui tutti insieme per ricordare Aldo Secomandi, il padre del folklore bergamasco a un anno dalla morte, è detto tutto.

 

L’evento, organizzato dalla FITP (Federazione Italiana Tradizioni Popolari) sezione di Bergamo, in collaborazione con la Parrocchia di Boccaleone e con il Ducato di Piazza Pontida, è destinato a rimanere a lungo nella memoria di tutti noi.
Ma occorre andare con ordine. È il violino che fu del grande maestro scomparso il primo a far sentire la sua voce già durante la Santa Messa. Note struggenti, toccanti, dolcissime. Così come struggenti e dolci sono i versi dedicati dalla poetessa Ducale Carmen Guariglia ad Aldo Secomandi. È poi Emanuele Briccoli, ugola d’oro, a farne un ritratto appassionato. Lo descrive come un instancabile ricercatore nel vasto panorama delle tradizioni popolari, frequentatore di alpeggi d’alta montagna come di cascinali sperduti nella pianura, alla scoperta di proverbi, modi di dire, espressioni tipiche del nostro bel dialetto. Dispensatore di consigli, maestro di saggezza, di sapienza e d’arte. Sempre sostenuto dalla straordinaria compagna di vita Ottavia Micalef, che ne ha raccolto l’eredità culturale. Questo voleva, Aldo Secomandi, uomo di poche parole, di molte idee e di moltissimi fatti. Evitare la dispersione del patrimonio tradizionale bergamasco. In una parola promuovere il folklore.
Ed è proprio per rendere omaggio al suo ricordo che stasera si sono dati qui convegno i più rappresentativi gruppi folkloristici del nostro territorio. Apre le danze il Gruppo Orobico, da lui fondato e diretto per tantissimi anni, che ora invece è affidato a Francesco Gatto, presidente della FITP provinciale, che, stasera, insolitamente loquace, emozionatissimo, dà del filo da torcere alla sempre brava e spigliata presentatrice Tiziana Ferguglia (dubbio: è mestiere il suo o talento naturale?) costretta più di una volta a contendergli il microfono.

A me piace il Gruppo Orobico. È leggiadro, variopinto, vivace. E, grazie all’età dei suoi componenti, giovanissimo. Il loro “Spazzacamino” è un incanto. Poi tocca alle “Taissine” di Gorno, con i loro austeri abiti da lavoro, riproporci il non facile ruolo delle donne impiegate fino a pochi decenni fa nelle miniere della montagna orobica, addette alla cernita dei metalli. E proprio alle Taissine e alla loro vita di privazioni e di stenti, è dedicata la bella poesia di Luigi Furia. Ma poi si balla ancora. E questa volta si vola oltre oceano con l’Associazione Cultural Folklorica Bolivia di Clara Torres che presenta una carrellata di brani comuni a tutte le comunità amazzoniche. Le danzatrici, fanciulle di rara bellezza, portano sul capo un diadema di piume mentre volteggiano intorno a maschere terrificanti. Il suono che si diffonde è quello dei flauti e degli altri strumenti della tradizione andina. Non è musica di casa nostra. Eppure è una melodia che ci fa sentire un po’ più uniti, un po’ più vicini. E la distanza tra paesi tanto lontani come per magia non esiste più. Ma poi torniamo a casa. Con il saluto del Duca di Piazza Pontida Smiciatöt (Mario Morotti) e con il gruppo dei Gioppini di Bergamo, diretti discendenti dei francesi “charivari” di medievale memoria. Con la direzione artistica di Fabrizio Cattaneo (proprio quello, celeberrimo, che ricopre una serie infinita di ruoli importantissimi e difficili da ricordare nel folklore nazionale e internazionale) si esibiscono nella simpatica marcia del “Tone”, nella “Rosina” e nella benaugurante “Mazurka Primavera”.

Dulcis in fundo è l’”Arlecchino 1949” a concludere lo spettacolo. Suggestiva la loro “Mazurka delle ombrèle”, accattivante la danza degli “Zoccoletti”, divertente la “Ravasina”. Ma il loro pezzo forte, davvero irresistibile, è il “Vàlser de la Polènta” dove un arlecchino dal viso nero e dal bianco cappello si aggira tra le coppie reggendo una tafferia su cui troneggia la incontrastata regina della nostra tavola. Capace di risvegliare l’appetito anche in quelli, come me, che hanno già cenato.

 

Poi gran finale tutti insieme. Ciao e grazie. Grazie al parroco di Boccaleone don Giuseppe Rossi per l’ospitalità, grazie a Francesco Gatto per l’organizzazione, grazie a Benito Ripoli, presidente nazionale FITP per la sua preziosa presenza e grazie a tutti, ma proprio a tutti quelli che hanno lavorato insieme per la buona riuscita di questo bellissimo incontro. E grazie soprattutto ad Aldo Secomandi. Per averci trasmesso tanto amore per la nostra terra, per la nostra gente, per la nostra lingua. Appresa da bambini. Seduti sulle ginocchia di nostra madre. Deliziosamente mescolata al suo latte e ai suoi baci.

Testo di Giusi Bonacina

Con la partecipazione di:
Gruppo Folklorico Orobico di Bergamo
Gruppo Folklorico Arlecchino 1949
Gruppo Folklorico Le Taissine di Gorno
Gruppo Folklorico I Gioppini
Associazione Cultural Folklorico Bolivia

Ospite della serata Emanuele Briccoli

L'avvenimento iniziato alle ore 18.30 con la “Messa della Pace” è proseguito con sfilata dei gruppi partecipanti nel quartiere di Boccaleone, seguita da un rinfresco e spettacolo presentato magistralmente da Tiziana Ferguglia nell’oratorio della Parrocchia.