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I BALLI GIOCO IN ITALIA

DIARIO DI UN VIAGGIO NELLA TRADIZIONE

FolkNewsDICEMBRE18

di Laura Fumagalli

Alzi la mano chi non ha mai fatto un Girotondo! Lo abbiamo fatto tutti da bambini, e magari ancora oggi ci ricordiamo anche la canzoncina. Ma in pochi sanno che il Girotondo non è solo un gioco, è un ballo-gioco! Ma andiamo con ordine. Perché ne parliamo? Perché il 9, 10 e 11 ottobre si è tenuto un corso di formazione sui balli gioco italiani con Pino Gala, ricercatore, insegnante e antropologo della danza innamorato della tradizione e di quello che essa rappresenta. E noi che vi scriviamo questo articolo siamo state tra i fortunati che hanno partecipato.

Ci presentiamo: siamo Laura, Katia e Nelly, tre socie dell’associazione La Compagnia del Re Gnocco di Mapello (Bergamo), associazione che propone danze popolari in esibizione e animazione, laboratori, giochi e tanto altro ancora.

 

Dunque, i balli gioco, cosa sono? In effetti, tutti noi li conosciamo, anche se non ci siamo mai fermati a riflettere sulla loro natura o sulla loro funzione. Come con il Girotondo, per esempio. I bambini lo utilizzano come semplice divertimento, un momento di spensieratezza che interrompe la routine quotidiana, una piccola fuga dalla realtà per entrare in un mondo piacevole e immaginario, un gioco. E se ci pensiamo bene questa definizione è applicabile anche alla danza.

Oggi si è forse un po’ persa questa abitudine di ballare, ma da sempre le persone, le comunità, le civiltà, hanno usato la danza come momento di svago, di divertimento e di compensazione dalle fatiche della vita quotidiana. Ne risulta che il ballo giocato possiede una fortissima componente ludica, presente tanto nei balli-gioco per bambini, quanto (e forse anche di più) in quelli per adulti. Ma non solo divertimento: la danza giocata ha anche una forte funzione educativa e comunitaria. Se il Girotondo insegna ai bambini a cantare e a usare la memoria, il Ballo della Sedia poteva aiutare nella socializzazione e nella conoscenza tra ragazzi e ragazze (e perché no, anche nella formazione di coppie!). Insegnare divertendo e apprendere giocando: è questo lo spirito intrinseco del ballo-gioco.

Cosa riportiamo a casa da questo corso di formazione? La risposta più immediata è: un bel ricordo e tante nuove conoscenze. Ma, ripensandoci a qualche giorno di distanza, portiamo a casa anche qualche interrogativo e tante riflessioni aperte.

Perché nella società di oggi il ballo ha perso la sua funzione centrale nella vita di comunità? E di conseguenza, noi che siamo i gruppi folcloristici di ballo, che ruolo abbiamo in questo panorama? Secondo noi tre, in questo momento, il concetto di animazione diventa più che mai importante, anche a discapito della pura esibizione estetica. Animare con le danze popolari, o meglio ancora, con i balli gioco, significa coinvolgere il pubblico, far provar loro in prima persona che cosa significa ballare, fare un cerchio e muoversi a ritmo tutti insieme. Magari la funzione educativo-sociale non emerge subito, ma quella ludica di sicuro. E, a nostro parere, potrebbe essere un buon inizio per ridare alla danza quel ruolo importante di valvola di sfogo e di fuga dal quotidiano che ha sempre avuto.

Riportare lo scherzo, il riso e il divertimento della danza popolare, e in particolare del ballo-gioco, nella vita di oggi non è facile, ma noi crediamo che noi associazione folcloristiche abbiamo una marcia in più e possiamo fare qualche progresso, anche solo per qualche manifestazione domenicale. In questi tre giorni abbiamo imparato moltissimo, divertendoci. Come un ballo-gioco, insomma!

 

Grazie a tutti quelli che hanno reso possibile questo corso di formazione e soprattutto a Pino Gala che ci ha mostrato l’esito di anni di ricerca e ci ha trasmesso la sua passione!