La Spusa

FolkNewsAPRILE2022

di Lina Cabrini

La dote

Era di tradizione la dote della sposa ed era l’insieme dei beni conferiti dalla famiglia della sposa, o dalla sposa stessa, al marito. La dote era il contributo della donna “ad sustinenda onera matrimonii” ed era un elemento indispensabile al matrimonio fra i ceti altolocati.
La dote doveva essere proporzionata allo status della sposa e la sua entità era un indicatore della classe sociale. Era in denaro ma, anche diffusa l’abitudine di portare in dote al marito un piccolo appezzamento di terra. Gli altri beni, come le lenzuola, le camicie, i grembiuli, la biancheria, facevano invece parte del corredo che la madre della sposa e la sposa stessa cucivano e portavano in dono allo sposo e alla sua famiglia.

 

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Redatto nel 1895
Dalla casa-museo di Emma Pellizzoni, Vendrogno (LC)

Nel Novecento la dote che le donne ricevevano al momento del matrimonio non precludeva i loro diritti nella spartizione dell’eredità alla morte dei genitori. Sorgevano interminabili liti, soprattutto nelle famiglie contadine, a causa delle divisioni disuguali, con le terre assegnate ai maschi e le donne compensate solo con beni mobili e denaro di valore molto inferiore a quanto ricevevano i fratelli.  
Con le riforma del diritto di famiglia del 1975, il millenario istituto della dote viene definitivamente cancellato. Viene abolito la figura del capo famiglia e parifica i diritti dei coniugi.                                                                                                    

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Abito da sposa del 1896

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Abito di ceto medio/alto  
Tessuto di taffetà di seta  composto da gonna e giacchina

 

 Abito da sposa gentilmente concesso da Sig. Amerigo Baccanelli di Gorno – BG

La sposa di inizio 1900 in Alta Val Seriana

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Le nostre donne di montagna non potevano sprecare. 
L’abito per quel giorno importate diventava poi l’abito per tutte le occasioni.
Lunghezza alla caviglia, di colore nero con la fascia di tessuto annodato in vita. 
Dopo il matrimonio diventava l’abito per le feste, per i lutti in famiglia, e in gravidanza la fascia in tessuto venina annodata sotto il seno e l’ampiezza del vestito era calcolata per celare la gravidanza.  
La dote della sposa era in base alla sua possibilità, doveva almeno contenere oltre alla sua biancheria personale il corredo per la camera da letto;
- il lenzuolo sopra e sotto con le due federe il tutto ricamato a mano
- il prepuntino da mettere sul letto in fondo ai piedi
- salvietta ricamata con le frange
- mantovana e tende da mettere alla finestra della camera.

Dopo il matrimonio gli sposi andavano ad abitare nella casa paterna dello sposo e la camera era l’unico ambiente privato per gli sposi, che potevano chiudere a chiave, gli altri ambienti erano condivisi con tutti i famigliari dello sposo.
In alta val Seriana, era anche tradizione che la sposa preparasse un fazzolettino ricamato. Prima della cerimonia nuziale veniva benedetto e la sposa lo poneva nel taschino della giacca dello sposo.

Epis Maria Elisabetta In posa con l’abito da sposa, 1925

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Dopo le nozze il fazzolettino ritornava alla donna che lo usava per non toccare con le mani le cose sacre.     

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Esempio di utilizzo del fazzoletto: portare le candele in processione

Fazzoletto dello sposo e foto (Casa Museo di Piario - BG)