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La Festa di S. Lucia

FolkNews DICEMBRE2023

di Roberta Brivio

La festa

Il culto e la tradizione di S. Lucia arriva da molto lontano: fu introdotta dai Cristiani in sostituzione delle antiche feste popolari che celebravano anche esse la luce come la FESTA DI HAMUKKAH ebraica o la DWAL in India e ancora ARTEMIDE in Sicilia e così via…
Tanti i parallelismi non documentati da fonti storiche certe ma che trovano un continuum logico con le credenze pagane precedentemente diffuse.
Ad esempio la presenza del grano nella famosa leggenda Palermitana del 1600 richiama il culto di DEMETRA, figura legata al ciclo delle stagioni e volta a propiziare ed accompagnare le tappe fondamentali della vita agreste.
Oppure ancora il mito di Proserpina- Persefone rapita da Ade/Plutone, come narra la leggenda, per essere portata negli inferi per la sua bellezza - “Io ho conosciuto l’oscurità dell’Ade, ho assaggiato i chicchi della melagrana ritrovando cosi’ il mio nome: Persefone, la Terribile, Silenziosa Signora del Regno dei Morti.
Solo dopo aver varcato la soglia del buio, traversato il mondo delle ombre, posso risalire alla luce tenendo fra le mani la sacra melagrana, simbolo  dell’eterno ritorno
” (Omero).  

Tale culto che viene inglobato in una nuova forma di ritualità e nella sua variante Cristiana vede in S. Lucia martire a causa della sua bellezza. 
Inferi privi di luce, parallelismo calzante con la perdita della vista di Lucia ed il ritorno dagli inferi per trovare la madre e da lì arriva alla luce, al cambio di stagione, la stagione del grano.


Un altro parallelismo potrebbe anche essere quello della discesa negli inferi di Persefone con la discesa nel buio delle catacombe di Lucia dove è Lei a portare la luce; Lei con la corona di candele sulla testa per poter avere le mani libere per portare più aiuti, più doni possibili ai poveri - ed ai cristiani perseguitati -  che vivevano nascosti nelle catacombe.
Per questo la figura di S. Lucia viene anche accostata alla corona di luce e al portare doni ai bisognosi o ai bambini ed è così che viene rappresentata e festeggiata in diversi paesi, soprattutto nel nord, come la Svezia.

 

Per i Cristiani, Lucia è vista come maestra di purezza e la difesa ad oltranza della propria verginità è il tema principale, il cardine del suo martirio ed è un edificante esempio da mostrare per le giovani donne.
Riguardo alla sua cecità, non si sa neppure se davvero le avessero cavato gli occhi, perché in alcuni scritti si legge che venne sgozzata e dopo averla cosparsa di urina, pece, olio le diedero fuoco.
Era prassi comune però in quel periodo accecare le povere vittime di martirio con punteruoli, con coltelli e punte dei candelabri.


Dai miti ai culti, dalle leggende alla storia, infinite sono le versioni relative alla figura di S.Lucia.


Gli storici concordano sul fatto che il suo “Patronato della vista” abbia il significato di luce racchiuso nel suo nome: Lucia (Lux), la cui festa cadeva nel giorno del Solstizio d'inverno, nel quale le ore di luce iniziano ad allungarsi e quelle della notte ad accorciarsi.
L’affermazione della Luce sul Buio che diventa una promessa di sopravvivenza, di vita rinnovata e di un nuovo abbondante raccolto.
Il proverbio “S. Lucia, la notte più lunga che ci sia”, con il passare degli anni non è più vero ma del proverbio rimane la forza, perché rispecchia la leggenda del culto…tranne per i bambini per i quali l’attesa di S.Lucia non finisce mai!
Infine, S. Lucia è vista come un evento che segnala l’arrivo del tempo del Natale e culmina con l’arrivo della luce di Cristo.

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Dove si festeggia

Santa Lucia, "santa della luce", viene celebrata con cerimonie e riti nei quali candele e campanelle sono gli ingredienti principali: le prime detengono un chiaro significato simbolico (la candela porta la luce laddove c'è oscurità), mentre le seconde servono ad avvisare dell'arrivo della santa.


S. Lucia viene prima di S. Nicola e della Befana...
Il culto di Santa Lucia è molto forte a Siracusa, dove Lucia nacque, in Puglia, in Trentino e nelle province di Bergamo, Brescia, Cremona, Lodi, Mantova, Piacenza, Parma, Reggio Emilia, Bologna, Forlì, Udine e Verona, nelle quali i bimbi si addormentano nella speranza di svegliarsi e trovare un sacco di doni ed i giovani si dichiarano alle fanciulle.
Santa Lucia è festeggiata anche in molti altri paesi Europei e non:  Svezia (la festa fu introdotta nel 1920), Dalmazia, Ungheria, Croazia, Finlandia, Norvegia (la strega Lussy), Danimarca, Russia e persino nei Caraibi!

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Santa Lucia tra Bergamo e Brescia nella storia

Un tempo il solstizio d' inverno cadeva proprio nella giornata del 13 dicembre e in tale circostanza nelle campagne era uso praticare una specie di perequazione: chi avesse avuto raccolti più abbondanti ne donava una parte ai meno fortunati. Si riallaccia ad analoga forma di solidarietà la storia di un presunto miracolo che risale al XVI secolo.


Si narra infatti che il territorio bresciano fosse stato colpito da una grave carestia.
In quella situazione alcuni abitanti di Cremona organizzarono una distribuzione di sacchi di grano, portati da una carovana di asinelli, da lasciare anonimamente sulle porte di tutte le famiglie di Brescia presa nella morse della fame.
Poiché la distribuzione avvenne di nascosto, la notte tra il 12 e il 13 dicembre, si pensò che fosse stata una grazia della martire. 
Inoltre per antica usanza ai pellegrini che cercavano riparo dal freddo veniva offerta ospitalità nelle case e questi ultimi, a loro volta, prima di ripartire, solevano lasciare un dono sulla porta della casa che li aveva accolti. 
Con il trascorrere del tempo si consolidò così l'usanza di fare regali in occasione del 13 dicembre e nacque la Tradizione di Santa Lucia.


BERGAMO- Santa Lucia portatrice di doni ai bambini.
La "notte di Santa Lucia" si colloca tra il 12 e il 13 dicembre. Durante la notte, secondo la leggenda, Santa Lucia percorre le strade della città con il suo asinello distribuendo i regali ai bambini buoni riservando il carbone a quelli cattivi.
Nei tempi passati, così come anche oggi, l’attesa per l’arrivo di “Santa Lucia” con il suo asinello era per i bambini una notte molto lunga e non arrivava mai la luce del giorno successivo.
All’inizio del ‘900, anche se in condizione di povertà, i bambini trovavano sul tavolo della cucina tanti mucchietti, uno per ogni bambino, di castagne, arachidi, biligòc (castagne affumicate), mentre solo un mandarino e le arance, chiamate in dialetto i portùgai, arrivavano un anno si e uno no.
I regali li facevano trovare negli zoccoli di legno.


La tradizione di Santa lucia era anche occasione di festa nei vari paesi della provincia di Bergamo.
Ad esempio nella piazza di Lenna, comune della valle Brembana, sotto un tendone venivano organizzati, per gli adulti, spettacoli equestri con agili cavallerizze mentre per i piccoli venivano organizzati giochi come il Palo della Cuccagna, le corse con i sacchi, la gara con la pignatta.
Per l’occasione nelle cucine venivano preparati piatti prelibati come la trippa mista di vitello e verdure ed i negozianti (cartolerie, ecc) distribuivano ai bambini dei giocattoli.


Quindici giorni prima della festa le campane venivano fatte suonare “a martèl” dai ragazzi del posto e venivano preparati dei fantocci con abiti vecchi usati portati dalle persone del luogo che venivano fatti bruciare su un rogo alla vigilia di Santa Lucia; quasi una gara tra le contrade di Lenna...vinceva il rogo che durava di più.
Alcune strade venivano illuminate con i balote, fatte con un impasto di resina e segatura. Nelle osterie i musicisti suonavano ballate ed era l’occasione per far incontrare i giovani del paese e venivano organizzate rappresentazioni teatrali da compagnie filodrammatiche.


La tradizione continua per tutto il secolo e, ad esempio, nel periodo fascista il regime si appropriò di questa tradizione: era solito far giungere alle famiglie pacchi contenenti tagli di stoffa, calzature e dolci a nome di S.Lucia.
Ai giorni nostri è tradizione scrivere una letterina a S.Lucia e portarla nella Chiesa della Madonna dello Spasimo di via XX settembre, che custodisce le sue reliquie, per ricevere i doni la notte del 13 dicembre: naturalmente non è detto che S. Lucia provveda a soddisfare tutte le richieste del bambino, perché se non è stato esattamente un angioletto, potrà lasciare un pezzo di carbone dolce in mezzo ai regali.
La sera del 12 dicembre i bambini preparano sul tavolo una tazza di latte per ristorare S.Lucia, fieno e carote per il suo fedele amico e aiutante asinello e poi … a letto presto!
Per le mamme è tutta un’altra storia!



tratto dal libro "Santa Lucia, tradizioni brembane e siracusane" (Archivio Centro Studi Francesco Cleri Sedrina, 2005)

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